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Ho iniziato ad apprezzare e a consumare la marmellata di arance dopo un romantico viaggio fatto in Scozia con mio marito.

Ogni mattina, a colazione, ovunque fossimo, ci veniva servita accompagnata da triangolini di pane tostato e burro, talvolta salato. Una meraviglia !

Da allora, ogni inverno, approfittando della grande disponibilità di  questo straordinario frutto ne preparo un bel po’. La vado poi ad utilizzare spalmata sul pane (provatela con il burro salato!), per farcire dolci soprattutto a base di cioccolato, per arricchire lo yogurt bianco, ed anche in abbinamento a formaggi teneri o stagionati.

Per prepararla ci occorrono :

2 kg di arance

1,5 kg di zucchero

Laviamo con cura le arance. Sbucciamole tenendo da parte la buccia di cinque frutti.

Eliminiamo il più possibile la parte bianca e tagliamole a striscioline.

Tuffiamo le striscioline in un pentolino di acqua bollente. Scottiamole per 2 minuti poi scoliamole.

Ripetiamo l’operazione altre due volte cambiando ogni volta l’acqua. Questo procedimento serve per eliminare buona parte dell’amaro dalle bucce (che però a me non dispiace …).

Tagliamo a pezzetti le arance, eliminiamo l’albedo (la parte bianca … sapete che è proprio nell’albedo che è contenuta la massima parte di vitamina C?) e poniamone in una casseruola capiente con il fondo spesso.

Uniamo ora lo zucchero e portiamo a bollore.

Aggiungiamo le buccette e lasciamo cuocere a fuoco dolce per circa 60 minuti.

La marmellata è pronta quando ponendone un poco su un piattino ed inclinandolo, questa scorrerà molto lentamente.

Prepariamo intanto i vasetti che avremo ben lavato e sterilizzato.

Versiamo la marmellata bollente nei vasetti, tappiamoli e capovolgiamoli su un piano di legno.

Lasciamoli raffreddare capovolti: in questo modo si formerà il sotto vuoto.

Riponiamo i vasetti in luogo fresco e buio e … vediamo quanto dureranno … a me pochissimo!

 

Dal 1982 una direttiva comunitaria impone che solo i prodotti ottenuti dagli agrumi possano essere denominati marmellata, i prodotti ottenuti da altri frutti debbono essere denominati confettura.

Noblesse oblige.